Supreme Magus – 012 – Imparare un mestiere

Lith era talmente immerso nella lettura da essersi dimenticato di dove si trovava, abbandonando ogni prudenza. Quando Nana lo colse con le mani nel sacco, fu talmente sorpreso da urlare dallo spavento.

“Pensavo di conoscere ogni singolo monello, ma questo non riesco a riconoscerlo. Come ti chiami, piccolo?”

“Lith, e tu?” Replicò facendo occhi da cucciolo. Nana ora era più incuriosita che arrabbiata.

“Lith? Intendi il piccolo diavoletto di Elina? Non c’è da stupirsi che la tua faccia mi sia nuova, eri appena nato l’ultima volta che ti ho visto.”

La presenza di Nana aveva fatto zittire il chiacchiericcio. Alcune signore volevano chiederle quanto mancasse al loro turno, altre erano solo curiose, Elina scatto dalla sua sedia scusandosi al posto di Lith.

“Non è necessario che ti scusi Elina.” Disse Nana. “Nessun danno, nessun colpevole. Il diavoletto non ha danneggiato il libro mentre ci giocava.”

“Si mamma, non è necessario che ti scusi.” Lith odiava quando si parlava di lui come se non fosse presente. “E comunque non ci stavo giocando, lo stavo leggendo.”

“Leggendo? Giovanotto, quanti anni hai? Tre anni e qualcosa? Se questo è uno scherzo non è divertente. Non mi sarei mai aspettato che uno dei figli di Elina fosse un tale bugiardo.”

“Non sta mentendo. Durante l’ultima tempesta, Lith era annoiato, quindi ha chiesto al padre di insegnarli come leggere, scrivere e contare. Eccotene la prova.” Elina porse a Nana il righello di legno.

La replica di Elina la colse di sorpresa, realizzò di aver toccato un nervo scoperto.

Dopo aver esaminato il righello, Nana dovette ammettere che era uno strumento molto intelligente.

“Di a tuo marito che questo coso è davvero un idea intelligente. Potrebbe venderlo al maestro Hawell. Non fa mai male avere soldi extra.”

Elina non era disposta a cambiare soggetto, non finché Nana non si fosse scusata per aver chiamato suo figlio bugiardo.

“Non l’ha inventato Raaz. È stato Lith, cosi che possa studiare senza dare fastidio a nessuno.”

Nana era scossa da tutte queste rivelazioni. Il suo orgoglio voleva impedirle di scusarsi, ma insinuare che anche Elina stesse mentendo di fronte a tutte queste persone avrebbe danneggiato la reputazione di tutta la loro famiglia.

“Quindi, giovanotto, quanto fa sette volte sei?”

“Quarantadue.”

Nata prese il libro dalle mani di Lith e dopo aver aperto una pagina a caso glielo porse.

“Cosa c’è scritto qua? Inizia dall’inizio della pagina.”

Lith soppresse un sorriso. “La prima cosa da comprendere quando si studia la magia è che si tratta solo di uno strumento. Tutti possono usarla, ma solo alcuni la posso usare nel modo corretto. Infatti…”

“Okay, è abbastanza. Ti devo delle scuse Lith.” Tuttavia lo disse guardando Elina. “Pare che tuo figlio sia davvero benedetto dalla luce, cara.”

La stanza stava nuovamente risuonando di chiacchiere, ma al momento stavano tutti discutendo dello stesso argomento.

“Cosa intendeva Nana con benedetto dalla luce? Non si trattava solo di una favola?”

“Quanto avrei voluto che anche mio figlio fosse così intelligente. Ogni mattina per mandarlo a scuola è una guerra d’attrito. Figurarsi ottenere qualche genere di risultato.”

Questi erano i commenti più comuni.

Lith continuò a colpire il ferro finché era ancora caldo.

“Potrei…” Improvvisamente si rese conto che non conosceva la parola per ‘prestare’. “prenderlo con me per un po di tempo? Lo restituirò così com’è. Lo prometto.”

“E cosa ci vorresti fare? Puoi già utilizzare la magia?” Solitamente la risposta di Nana sarebbe stata differente, ma aveva già avuto abbastanza sorprese per la giornata e non si poteva più permettere sarcasmo o scetticismo.

“Si, posso.” Replicò Lith prima di realizzare l’errore.

“Sono un idiota! Ho appena distrutto la mia copertura! Anni di attenta pianificazione rovinati da questa mia boccaccia. L’unica cosa che ora posso fare e limitare i danni.”

“Davvero? E cosa puoi fare?”

“Si, Lith. Cosa puoi fare?” Elina aggiunse. Il suo piede stava battendo furiosamente a terra a dimostrare la sua rabbia, Lith sapeva di essere nei guai.

“Posso usare vento e acqua di magia delle faccende.” Disse con tono di scuse, nel mentre fissava i propri piedi.

“Mi dispiace, mamma, lo so che mi avevi proibito l’uso della magia. Ma tutti gli altri in casa la usano in continuazione, ed io ero così annoiato.”

Il rumore di sottofondo aumentò di volume. Elina era davvero arrabbiata, ma non poteva rimproverarlo in pubblico. Non quando li stavano fissando con ammirazione.

“Nana sembra davvero impressionata. Forse questo potrebbe essere un punto di svolta della vita di Lith. Se lo dovesse prendere come apprendista, potremmo avere un guaritore nella nostra famiglia. Non posso rovinare questa opportunità.”

Di conseguenza rimase in silenzio, fantasticando sul futuro del figlio.

“Me lo potresti mostrare per favore?” Chiese Nana, sorridendo per la prima volta.

“Ho fatto trenta, tanto vale che faccia trentuno. O la va o la spacca.” Pensò Lith.

“Brezza!”

Lith ruotò l’indice ed il medio due volte, creando altrettanti piccoli vortici d’aria che utilizzò per pulire velocemente la stanza. Fece finta di perdere controllo di tanto in tanto. Il suo obbiettivo era quello di impressionare, non di vantarsi o di spaventare a morte le persone.

“Oh! Oh! Oh!” Nana rise in ammirazione, poteva vedere molto di se stessa nel piccolo diavoletto. Pure Nana era stata una bambina precoce. Quando aveva la sua età aveva un talento maggiore, ma Lith restava comunque uno spettacolo al quale assistere.

Generalmente gli uomini avevano meno talento nella magia, dato che le donne con la loro prerogativa di dare alla luce la vita, erano più in sintonia con la forza vitale del pianeta. Alcuni la chiamavano energia del mondo, altri la chiamavano più semplicemente mana.

Oltretutto, i ragazzi di paese erano generalmente teste dure, più inclini al duro lavoro dei campi o nell’esercito che nello spendere anni sui libri.

“Ora voglio che tu faccia una cosa per me. Hai detto di saper evocare l’acqua, giusto?”

Lith annuì in risposta.

“Ora chiama l’acqua, non è importante la quantità. Dopodiché non devi lasciare che cada. Devi farla fluttuare, in questo modo.” Una sfera perfetta d’acqua delle dimensioni di un pugno apparve mezzo metro dalla mano aperta di Nana.

Lith non capì il perché di una così specifica richiesta, tuttavia lo fece.

“Jorun!” Evocò meno di un bicchiere d’acqua, mantenendo la sua forma irregolare ed instabile. Lith non poteva permettersi ulteriori errori, la sua concentrazione era al massimo nel tentativo di rendere la sua mancanza di controllo convincente.

L’acqua fluttuò per tre secondi prima di cadere. Ma invece di cadere ricominciò a fluttuare nuovamente, diventando un’altra sfera perfetta orbitante intorno alla prima evocata da Nana, come la luna fa attorno alla terra.

Lith era sbalordito. Non dal controllo di Nana , era già in grado di fare altrettanto, se non di fare meglio.

Non poteva staccare gli occhi dallo spettacolo di fronte ai suoi occhi. Entrambe le sfere d’acqua stavano costantemente ruotando su se stesse, riflettendo ogni cosa intorno a loro. Catturavano la luce del sole, trasformandola in scintille arcobaleno.

Lith aveva sempre visto la magia come una forza da riconoscere, un prezioso strumento col quale costruire il suo futuro. Ma non l’aveva mai vista come qualcosa di bello.

Per la prima volta in oltre tre anni non stava più fingendo. Era semplicemente meravigliato, fissando la danza di luce, mentre le memorie della sua vecchia vita scorrevano nella sua mente.

Improvvisamente ricordò tutte le ore che aveva passato da bambino, nascondendosi nel planetario insieme a suo fratello Carl. Sognavano di diventare astronauti, di scappare verso le stelle dove nessuno avrebbe più potuto fargli del male.

E così il dolore ritornò , più forte che mai, scacciando via la gioia. Il dolore della perdita lo sopraffece, e lacrime cominciarono a scorrere dai suoi occhi.

“Lith, stai bene?” La voce di Elina lo risveglio dal suo stupore.

Realizzando quanto si era permesso di mostrasi debole, Lith si sentì profondamente disgustato.

“L’acqua e solo acqua, non è necessario di diventare debole a causa di un gioco di luci. Soldato in piedi e segui il piano.” Lith si ricompose, scacciando via questi sentimenti che riteneva inutili. “Ho finito di farmi ferire.” Pensò.

“Si, mamma, sto bene. Mi sono solo commosso a causa della magia della vecchia signora.”

“Il mio nome è Nerea, Lith. Ma tutti mi chiamano Nana.”

“Perché Nana?” Nana era generalmente un termine affettuoso usato nei confronti delle nonne.

“Vedi, quando ero ancora una giovane ragazza, tutti mi chiamavano col mio nome. Ma il tempo passò, ed io ho aiutato talmente tanti bambini a venire in questo mondo che tutti cominciarono a chiamarmi Mama. Dopo il passaggio di ancora altro tempo, quei bambini ebbero a loro volta dei figli, e questi cominciarono a chiamarmi Nana.” Disse scompigliando i capelli di Lith.

“Ho una proposta per te. Ora sei troppo piccolo, ma quando avrai sei anni, invece di andare a scuola con quelle zucche vuote, puoi invece venire qua. Cosi potrai leggere quei libri quanto ti piace. E forse potrai imparare un mestiere. Il mio.”

Lith piegò di lato la testa, facendo finta di non capire.

“Non saprei, tu non sembri buona. Voglio i libri, in ogni caso.” Replicò mentre si nascondeva dietro la madre, solo metà del suo viso visibile dietro le sue gambe.

Elina non sapeva se ridere o piangere. Il suo sogno si stava realizzando ma Lith non era in grado di capire che occasione stava rifiutando.

“Per favore, scusalo, Nana. Ha solo tre anni, non ha idea di cosa sta dicendo. Non è ancora in grado di comprendere l’importanza dell’apprendistato.”

“Tre anni.” Ripeté Nana. “È quasi troppo bello per essere vero. Ma hai ragione, se dovesse scegliere tra oro o giocattoli probabilmente sceglierebbe quest’ultimi. Riavremo questa conversazione tra tre anni.” Si chinò guardando Lith negli occhi.

“Se non diventi tonto come gli altri ragazzi del villaggio, ti prenderò come mio apprendista. Se sarai ancora interessato alla magia e ai libri, ovviamente.”

Lith annuì, afferrando la veste della madre, come se cercasse protezione.

Il suo aspetto debole e spaventato nascodeva la sua età interiore.

“Tre anni? Potrei essere morto di fame a quel punto! E tutto a causa tua, vecchia gallina ingorda.” Era talmente stufo di essere affamato che era tentato di morderla per la frustrazione.

“Calmati Derek, e ricordati tutte le lezioni. Approfittane e cresci forte, perché solo la forza ti renderà libero. Solo il potere terra la tua famiglia al sicuro.”