Supreme Magus – 011 – Sapere di non sapere

Avendo ufficialmente imparato a leggere e scrivere, Lith fece pratica ogni giorno. Mentre i suoi familiari lo consideravano un genio, lui sapeva che le cose non stavano così. Avendo la necessità di lavorare duro per memorizzare ventuno lettere e dieci numeri, Lith non si sentiva molto brillante.

Colpendo il ferro finché era caldo, Chiese a Raaz di scolpirgli un righello di legno, lungo 50 centimetri, largo ed alto 3.

Di fronte ci scolpì l’alfabeto e sul retro i numeri. Era lo strumento indispensabile per i propri esercizi, necessario per essere libero di fare pratica in ogni momento senza dover disturbare i propri genitori.

Raaz era ancora felicissimo, quindi non fece nessuna domanda riguardo la bizzarra richiesta di Lith. Avrebbe potuto farlo facilmente più piccolo e fine, rendendolo più semplice da trasportare. Ma Lith rifiutò la proposta, pregandolo di esaudire la sua richiesta.

Lith non aveva mancato di notare lo sguardo ostile di Orpal ogni volta che si riferivano a lui come genio. Doveva essere sicuro che non fosse facile da rompere o essere perso ‘per sbaglio’.

Era anche il pretesto perfetto per portare sempre con se qualcosa con cui praticare magia dello spirito.

Quando infine il clima migliorò, Elina decise che era il momento perfetto per Tista di essere visitata da Nana. Con tutto il freddo ed il vento degli ultimi giorni, nonostante l’impegno che Raaz ed Orpal avevano messo nella manutenzione della casa, era stata comunque piena di correnti.

Tista stava tossendo abbastanza da rendere Elina seriamente preoccupata. Quindi prese il carretto con il mulo e portò Tista e Lith al villaggio di Lutia.

Il brutto tempo era durato troppo a lungo, ed il lavoro alla fattoria richiedeva l’aiuto di tutti per essere completato prima dell’arrivo di un’altra ondata di freddo.

Dovette portare con se anche Lith che era troppo piccolo per essere lasciato da solo. Dopo averli vestiti con gli abiti più caldi a loro disposizione, iniziarono il viaggio.

Lith era davvero felice, era la prima volta che era in grado di vedere il mondo al di fuori dei confini della fattoria. C’era molto che poteva imparare da tale esperienza.

Sulla strada vennero più volte disturbati dai insetti selvatici. Erano un tipo di insetti stile vespe, con un pungiglione velenoso alla fine dell’addome. A differenza di quelle terrestri erano molto più pelosi e di colore blu, invece che giallo.

“Per il nome della Grande Madre, perché sono ancora in giro?” Lamentò Elina. “Si suppone che durante l’inverno siano in letargo!”

Uno di questi era particolarmente testardo e nonostante tutti i tentativi di scacciarlo continuava a ritornare finché si avvicinò troppo a Tista per essere tranquilli.

Lith colpì forte con la propria mano, mancandolo completamente. Era ancora agile come un mattone, ma questo non era vero per la sua magia dello spirito.

Aveva già raggiunto una distanza di effetto di dieci metri di raggio, cosicché l’insetto venne spiaccicato senza fatica.

Lith mostrò la preda con orgoglio. “Non ti preoccupare sorellona, ci sono io a proteggerti.” Dopo averlo abbracciato, Tista era molto incuriosita dall’insetto morto, Ma Elina era ancora preoccupata dal veleno, così dopo averlo buttato via ripresero il loro viaggio.

Quando arrivarono a distanza di visuale da Lutia, molti dei dubbi di Lith vennero chiariti. Non era solo la loro famiglia, l’intero villaggio assomigliava molto ad uno di quei dipinti del primo medioevo che aveva visto nei libri di storia.

Non c’era segno di nessun tipo di tecnologia minimamente complessa, pure un mulino a vento o ad acqua sarebbero stati considerati meraviglie della scienza.

Quando Lith chiese ad Elina informazioni sul villaggio, lei spiegò che ci vivevano solo artigiani, studiosi e mercanti, il resto della popolazione risiedeva nelle proprie fattorie dove si prendevano cura dei campi e allevavano il bestiame.

Lutia consisteva in un paio di dozzine di case in legno da uno o due piani ben distanziate le une dalle altre. Non ce ne era nemmeno una fatta di pietre o mattoni.

Non erano neanche presenti strade pavimentate di sorta. Lo spazio tra le case era come la strada che portava al villaggio, di terra e fango.

Dai cartelli appesi all’esterno degli edifici fu in grado di individuare un fabbro, una taverna e un sarto.

Il forno non aveva necessità di nessuna insegna o pubblicità, il profumo delizioso che fuoriusciva dalla ciminea era sufficiente a provocare l’acquolina in bocca ad ogni passante.

La fame colpì Lith tanto forte che già sapeva cosa avrebbe sognato quella notte.

Quando arrivarono alla casa di Nana, Lith fu sorpreso di notare che era più grande della loro, dato che Elina gli aveva detto più volte che Nana viveva sola.

Ai suoi occhi poteva significare che o proveniva da una famiglia ricca, o più probabilmente il lavoro del guaritore era un’attività lucrativa. Lith decise che doveva impratichirsi in magia della luce il più presto possibile.

La porta era aperta, ed all’interno Lith sentì la familiare atmosfera di una sala d’attesa di un medico. All’interno c’era una grande sala che profumava di erbe medicinali ed incenso.

Alla fine della stanza, sulla sinistra c’era una porta, che probabilmente portava nei quartieri privati di Nana. Sulla destra c’era un grosso separé, dietro il quale Nana visitava e trattava i pazienti.

Il resto dello spazio era occupato da panchine e sedie, molte delle quali erano già occupate.

Apparentemente molte famiglie avevano deciso di approfittare del buon clima. Elina tolse tutti gli abiti extra dai bambini prima di avvisarli di restare silenziosi e non disturbare gli altri.

La sala d’attesa era piena di madri annoiate, e presto Elina si unì alle chiacchiere, condividendo le proprie esperienze e consigli con le altre.

Lith poté vagare in giro indisturbato, le signore erano troppo occupate a tenere i propri figli sotto controllo per rendersi conto della sua esistenza.

La stanza era spoglia e poco interessante, ma quando si avvicinò al separé si imbatté in un tesoro. Trovò un piccolo armadietto aperto, pieno di libri di magia.

“Forse in questo mondo equivale ad un dottore che appende la propria laurea e i propri master.” Molti dei titoli erano specifici riguardo determinati elementi e la loro applicazione, ma uno in particolare colse immediatamente la sua attenzione.

Sulla copertina c’era scritto “Le basi della Magia”. Dopo aver controllato che nessuno gli stesse prestando attenzione, lo afferrò e cominciò a leggere.

“Ho solo 3 anni, posso permettermi l’atteggiamento di chiedere scusa piuttosto che il permesso.” Quindi Lith si mise in un angolo, dando le spalle al separé, sperando di restare inosservato più a lungo possibile.

Era chiaramente un libro per principianti, quindi saltò l’introduzione andando dritto alla descrizione degli elementi.

Lith scoprì che la magia dell’acqua non riguardava solo la materializzazione e manipolazione dell’acqua, permetteva all’utilizzatore di abbassare la temperatura delle cose. Ogni apprendista mago si supponeva fosse in grado di generare ghiaccio, e di usarlo sia come strumento di difesa sia di attacco.

Pure la magia dell’aria aveva un’abilità che lui non aveva preso in considerazione. Il picco della magia dell’aria consisteva nel controllo del clima, ma anche a livello base un mago era in grado di generare fulmini.

Fuoco e terra erano esattamente come se li era immaginati dall’inizio, quindi si spostò agli ultimi due elementi.

Mentre leggeva, gli diventò chiaro che a causa della magia, chiunque avesse scritto il libro non aveva idea di cosa fosse l’anatomia.

Il libro parlava dell’importanza di mantenere una ferita pulita, ma non c’era l’uso di termini come infezione o sepsi, quindi trovò pochissimi termini medici sconosciuti.

Lith rimase scioccato dopo aver scoperto che la magia della luce e del buio erano spiegati insieme invece che in capitoli separati.

Secondo quanto scritto sul libro, entrambi gli elementi erano strumenti essenziali del guaritore. La magia del buio poteva essere usata come arma, ma non veniva spiegato in dettaglio.

L’autore aveva ripetutamente sottolineato il fatto che non fosse un combattente, e che i principianti non avrebbero mai dovuto fare il passo più lungo della gamba.

Successivamente proseguiva nello spiegare che la magia del buio non era né buona né cattiva solo un elemento come glia altri. Era uno strumento indispensabile per i guaritori dato che permetteva di pulire le ferite, gli strumenti ed anche di liberare le case dai ratti ed insetti per evitare la diffusione di malattie.

In più, era anche l’unico modo di liberarsi di parassiti che erano cresciuti all’interno del paziente, visto che la magia della luce permetteva di individuarne la presenza ma non poteva danneggiarli.

Luce e Buio lavoravano al meglio quando usati insieme. La specialità della magia della luce consisteva nell’abilità di percepire la forza vitale e ricercarne le anomalie. Permetteva anche di correggere tali anomalie e garantire una quasi istantanea guarigione dalla maggior parte delle malattie.

Riparare ossa rotte era più difficile, e veniva spiegato in un altro capitolo.

Lith si sentì terribilmente ignorante e stupido. Avrebbe potuto scoprire la maggior parte di quelle proprietà degli elementi da solo, se non fosse stato accecato dalla sua visione ridotta dalla superstizione.

“Come posso essere stato così idiota? Ho vissuto qua per più di tre anni e sto ancora pensando come se questo fosse un videogame con regole fisse e livelli?!? La magia del buio è malvagia e quella della luce e sacra?? No, questa è scienza, dannazione, la stessa che ho studiato per tutta la mia vita. Se la magia del fuoco consiste nel convertire il mana in calore, allora quella dell’acqua non è nient’altro che convertire il mana in gelo, condensando l’acqua nell’atmosfera e riportandola allo sto liquido. È così ovvio, è come il dannato uovo di colombo!”

Stava per girare la pagina per imparare come curare le ossa rotte quando una mano gli strinse la spalla, tenendolo bloccato sul posto.

“Quello non è un giocattolo, giovanotto. Spero vivamente che tu non l’abbia danneggiato, altrimenti la tua famiglia dovrà pagarlo non poco.”