Supreme Magus - 008 - Pratica Continua

Nelle seguenti settimane, le giornate di Lith consistevano in una stretta routine.

Durante il giorno, quando era avvolto nei suoi panni, si concentrava solo nelle tecniche di respirazione e nell’imparare il possibile sulla sua famiglia e sulla lingua.

La notte praticava magia fine a cadere dal sonno per la fatica. Quindi appena si risvegliava ricominciava finché Elina si alzava per iniziare la giornata.

Più di una volta provava a prendersi una pausa ma non durava mai molto. Vivere la vita di un bambino non era facile, al contrario era molto stressante.

Non poteva parlare, nemmeno le parole che aveva già imparato, per non spaventare la sua famiglia. Non si poteva muovere, non poteva fare altro che guardare, dormire, mangiare e fare i suoi bisogni.

Non era abituato ad essere cosi dipendente dagli altri per ogni minima cosa. Troppo tempo libero lo stava facendo impazzire.

Quindi passava il tempo facendo pratica e ancora pratica, cercando ad abituarsi alla nuova realtà senza pensare troppo a quanto fosse assurda e irrazionale la situazione.

Mentre il potere di Lith cresceva altrettanto accadeva al suo controllo, e dopo qualche settimana si sentì sufficientemente confidente da provare magia della terra e magia dell’acqua.

Era sempre molto prudente, mai evocando più di qualche goccia d’acqua o manipolando più di un pugno di terra. Scoprì che era possibile far fluttuare gli elementi a mezz’aria, cambiando la loro forma e volume attraverso l’uso continuo del mana.

Dopo di che, spostò l’attenzione dell’allenamento notturno nella focalizzazione e nel controllo piuttosto che nella pura forza. Il suo mana era limitato e preferiva fare dei giochetti elaborati piuttosto che più cose, col rischio di fare saltare la sua copertura.

Non importa quanto la magia fosse diffusa, Lith dubitava che un neonato che praticava magia fosse meno che scioccante, o anche terrificante.

Lith temeva che sarebbe stato abbandonato dalla sua famiglia, se non addirittura ucciso.

Ancora una volta aveva pura di morire, dato che ora aveva molto da perdere. Quali erano le possibilità di trovarsi di nuovo in un mondo dove esisteva la magia, e di nascere come bambino in una famiglia così affettuosa?

Zero, none, nada, squat.

Doveva giocarsi bene le sue carte, e tenerle ben coperte. Prima di mostrare anche un pelo del suo talento, doveva sapere quali erano gli standard di questo mondo.

Quanto talento era considerato buono, quale era la distanza che divideva un genio da un mostro?

La sua mente era sempre piena di preoccupazioni e solo l’allenamento alleviava la sua ansia.

Dopo 3 mesi era diventato talmente bravo nell’evocare magia silenziosamente da permettersi di provare magia del fuoco nel camino.

Il fuoco era già acceso, e quando tutti erano impegnati a parlare e mangiare durante la colazione, cercava di fare danzare le fiamme secondo la sua volontà. Si rivelò un fallimento, dato che le fiamme erano troppo forti e la distanza troppo grande perché il suo mana potesse avere effetto.

Tuttavia continuò a provare, dato che poteva comunque percepire il flusso magico scorrere tra se e il camino, e quindi lo rese un buon allenamento per espandere la sua percezione e controllo a distanza del mana.

L’unica controindicazione di tutta quella pratica era che diventava affamato più velocemente. Fortunatamente, non era il primo ghiotto della famiglia, e Elina aveva latte a sufficienza.

Passò un altro mese ed Elina cominciò a svezzarlo.

Questo fu un evento significativo per due motivi. Il promo fu che Lith poté notare che in casa sua il cibo non era abbondante, quindi anche se non aveva ancora un ricco vocabolario era in grado di leggere le espressioni di preoccupazione dei suoi genitori ogni volta che era necessario nutrirlo.

Nonostante fosse ancora un freddo, cinico misantropo fino al midollo, Lith non poté far altro che sentirsi in colpa.

I genitori lo amavano mentre lui non li considerava altro che ospiti, come un parassita. L’unica eccezione erano Elina ed Eliza, sua sorella maggiore, l’unica che insieme alla madre si prendeva cura di lui.

Con il loro constante amore, affetto e cura avevano cominciato ad abbattere le sue difese emozionali. Più tempo passava con loro più cominciava a considerarli la sua vera famiglia, non persone che stava raggirando.

Quindi cominciò a diminuire i suoi allenamenti per non superare la quantità di cibo consumata che i genitori potevano permettersi.

Pure quello richiese alcuni tentativi por trovare la giusta quantità, dato che troppo poco avrebbe creato più preoccupazione del troppo.

La seconda ragione furono delle scoperte per lui epocali.

Essendo stato costretto a fermare l’allenamento nella magia il più possibile, Lith adesso aveva tempo sufficiente per dedicarsi nelle tecniche di respiro, che decise di chiamare “Accumulazione”.

In questo modo, la sua energia interiore, che aveva definito “mana core” (NdT: centro del mana, ma suona meglio in inglese.) crescette più veloce, al punto tale di raggiungere un limite.

Apparentemente, il suo corpo non era abbastanza grande o forte, od entrambe, per contenere un indefinita quantità di mana. Lith precedentemente non l’aveva notato perché il suo corpo stava crescendo rapidamente, e lui aveva avuto solo poco tempo per espandere il suo mana core.

Quindi senza che se ne rendesse conto il suo corpo e mana core erano cresciuti insieme.

Ma adesso l’equilibrio si era rotto, e praticare Accumulazione faceva dolere ogni fibra del suo corpo, quindi fu costretto a fermarsi.

Fortunatamente continuava a venire nutrito e il suo corpo cresceva velocemente, quindi nonostante non stesse facendo alcuna attività fisica, quel limite non sarebbe durato a lungo.

La seconda scoperta fu il risultato del venir forzato a non praticare la magia od a non usare Accumulazione.

Mentre studiava lo stato del suo blocco, scoprì che era possibile modificare la tecnica respiratoria rimuovendo il passo in cui tratteneva il respiro. In quel modo, l’energia del mondo fluiva dentro e fuori al corpo, energizzandolo quanto una notte di buon riposo.

Lith chiamò questa tecnica “Rinvigorimento”.

Dopo diversi tentativi, scoprì che il mana del mondo poteva permettergli di stare sveglio per diversi giorni consecutivi, ma non indefinitamente.

Ogni volta che usava Rinvigorimento, l’effetto dell’energia durava meno di volta in volta e solo dormire resettava la situazione.

Ma la scoperta più importante, come quasi sempre accade, avvenne per puro caso.

Dopo aver calibrato le sue necessità di cibo, il più grande nemico di Lith era diventato la fame. Non quell’appetito che si può rimuovere con un dolcetto o la fame dopo una mattina impegnata.

Era quel tipo di fame che non va mai via, sempre in agguato, anche dopo un pasto. Nonostante Lith non stesse morendo di fame, era una sensazione che non aveva mai provato.

Nonostante le molteplici sfortune della sua vita passata, il cibo non era mai stato un problema. Era sempre stato in grado di mangiare a sazietà, permettendosi pure di essere schizzinoso.

Invece adesso era talmente affamato che mangiava fino all’ultimo boccone, e se il corpo glielo avesse permesso, non avrebbe esitato a leccare il piatto.

Nelle buone giornate, quando le porzioni era più abbondanti, era come un rumore bianco, fastidioso ma facilmente ignorabile. Ma durante le brutte giornate, o perché le porzioni erano modeste o perché aveva perso se stesso nello studio della magia consumando troppo mana, diventava una spina nel cervello. Aveva talmente fame da avere mal di testa per tutta la giornata, spesso provando le vertigini, incapace di concentrarsi. Il cibo era l’unica cosa a cui riusciva a pensare e a sognare.

Ovviamente lui non era il solo ad essere affamato nella famiglia. A parte Elina, solo i suoi fratelli Orpal ed Eliza venivano incaricati di sfamarlo.

E mentre Eliza aveva un cuore d’oro e faceva tutto il possibile per comportarsi come sua madre, Orpal era ogni giorno più arrabbiato e più affamato. Spesso fantasticava dei giorni in cui lui e la sua gemella erano i soli bambini della casa.

Non solo doveva lottare tutti i giorni per l’attenzione dei suoi genitori, ma anche per il cibo e i vestiti.

Quando era riuscito ad avere una stanza solo per se, si era ritrovato a doverla condividere con Trion. Era solo una questione di tempo prima che Lith gli avrebbe portato via quel poco di spazio personale che gli rimaneva.

Orpal non riusciva a comprende come una famiglia povera come la loro continuasse a fare figli.

Era inverno, quindi non c’era molto lavoro da fare. Non c’erano molte occasioni di riempire le loro scorte di cibo, e queste dovevano durare fino la primavera.

Era il periodo più duro dell’anno per tutte le famiglie di agricoltori, dato che il cibo non doveva nutrire solo la famiglia ma anche le bestie da soma.

Orpal era stufo di vedere Lith ingurgitare tutto quel cibo, al punto di averlo soprannominato “sanguisuga”.

Di conseguenza, ogni volta che era il suo turno di nutrire il piccolo parassita, si prendeva qualche cucchiaiata per se. Ma Lith non era il tipo da farsi bullizzare facilmente.

Appena si rendeva conto che la cucchiaiata non era per se, iniziava a piangere come un disperato, ed Elina prontamente correva al suo fianco, sventando il piano di Orpal.

Lith non piangeva mai, a meno avesse bisogno di mangiare o di essere cambiato, e questo rese i suoi genitori contemporaneamente felici e paranoici. Visto che non urlava mai ‘al lupo’, loro prendevano ogni suo gemito tremendamente sul serio.

Un giorno era stata davvero una pessima giornata per Lith, affamato a causa della sua crescita ed era il turno di Orpal di dargli da mangiare.

Entrambi i suoi genitori erano fuori casa, pareva che una delle vacche soffrisse di congelamento.

Quindi Orpal prese un piatto pieno di zuppa per il bambino ed inghiotti un’intera cucchiaiata.

Lith immediatamente iniziò a piangere ma non c’era nessuno che potesse sentirlo.

“Piangi quanto ti pare, Sanguisuga.” A questo punto Lith era in grado di capire la maggior parte delle parole più comuni, comprese le prese in giro di Orpal. “Oggi siamo solo tu e io. Nessuna mamma in armatura luccicante per venirti a salvare.” E dopo aver detto questo inghiotti un’altra cucchiaiata.

Lith sentì che stava per impazzire. Ancora una volta era impotente, la sua magia inutile nel momento del bisogno. Cos’altro avrebbe potuto fare a parte mandare all’aria la sua copertura?

Ventilarlo? Inumidirlo? Usare il fuoco era troppo pericoloso, per un singolo pasto non valeva la penda dare fuoco a tutta la casa.

La sua fame lo stava divorando, e la sua rabbia andò oltre quello che lui avrebbe mai creduto possibile.

“Pezzo di m***a!” Urlò dentro di se. “Ti fa sentire un duro rubare ad un bambino?”

Quindi vide la terza cucchiaiata, facendo si che una metà del suo pasto fosse sparita, muoversi verso la bocca di Orpal.

La rabbia di Lith raggiunse un nuovo picco, il suo odio ardeva come fuoco.

“Tu non sei mio fratello!” Urlò dentro di se. “Non sei altro che uno sporco ladro, spazzatura!” E in quel momento, più che un click, sentì qualcosa dentro di se rompersi, come una diga che non è più in grado di sostenere delle acque furiose.

“SPERO CHE TI STROZZI CON QUEL CUCCHIAIO, BRUTTA M***A!” Lith mosse il suo braccio verso Orpal, in un ultimo segno di lotta, e in quel momento qualcosa accadde.

Lith sentì il suo mana fuoriuscire dal suo corpo, raggiungendo il cucchiaio già un bocca ad Orpal, spingendolo a fondo, con forza.

Opal cominciò a soffocare, e dopo essere riuscito a rimuovere il cucchiaio, a rivedere.

Lith era talmente stupito da quasi dimenticarsi della propria rabbia e dalla fame.

Aveva scoperto qualcosa di meraviglioso, un potere che nessuno della famiglia sembrava avere.

Lith aveva scoperto la magia spirituale.