Supreme Magus - 007 - Un giorno da Bambino

I primi giorni di Derek da bambino furono pacifici ma ben distanti dell’essere noiosi. Non aveva responsabilità, tutto ciò che doveva fare era mangiare, dormire, liberarsi e gli occasionali suoni da bambino e routine di afferrare le dita.

Questo lo lasciava con tutto il tempo necessario per pensare al futuro.

Sulla terra non era un mistero che i bambini avessero maggiore potenziale nell’imparare degli adulti, e dato che la sua famiglia sembrava umana, o almeno di simile genere, aveva motivo di sperare che questo fosse vero anche in questa dimensione.

Da quello che gli era dato vedere, il suo corpo non era differente da quello di un umano del pianeta terra. Era in grado di sentire il suo battito cardiaco, i suoi polmoni espandersi e contrarsi durante il respiro.

Pure l’apparato riproduttivo era lo stesso.

Lo stesso poteva dirsi della sua nuova famiglia. Se non fosse stato per l’esistenza della magia avrebbe pensato di aver viaggiato nel tempo, ma le cose chiaramente non erano così semplici.

Presto Derek cominciò a trattare il ragionamento ‘di che specie sono?’ come pensare troppo.

Uno dei vantaggi dell’essere un bambino era che essere ignoranti andava perfettamente bene, quando sarebbe venuto il momento necessario, qualcuno glielo avrebbe insegnato.

Stabilì che aveva 2 priorità: numero uno, imparare la lingua. Tutti i bambini si supponeva che imparassero la loro lingua madre, e non aveva poi così tanto tempo prima di essere considerato lento, quindi non c’era tempo da perdere.

Numero due, doveva cominciare a comprendere la magia, o almeno le sue basi. E pure quello aveva una scadenza, dato che il suo potenziale d’apprendimento era al picco fino al momento che il suo cervello avresse smesso di crescere.

Da quel momento in poi non sarebbe stato differente da chiunque altro con il suo talento e disposizione per la magia.

Quindi pose la magia come sua priorità. Essere considerato lento nell’apprendere era meglio che essere tutta la vita debole ed essere forzato a cercare un altro giro nella lotteria della reincarnazione.

Derek spese i primi giorni nel nuovo mondo a letto, insieme alla madre, mentre il padre dormiva insieme ai fratelli.

Ogni volta che qualcuno gli parlava, prestava molta attenzione, nel tentativo di cogliere termini comuni e schemi linguistici.

Quando non mangiava o veniva cambiato, tentava di lanciare uno dei tre incantesimi che aveva imparato: Ekidu, Vinire Lakhat e Vinire Rad Tu.

Ogni tentativo era infruttuoso, non era in grado di percepire neanche un filo di potere dentro di se. Comparando ciò che aveva visto con ciò che sapeva di Dungeons & Looting della terra, queste magie avevano chiaramente una componente verbale ed una somatica.

Ma quello non doveva essere tutto, o almeno così sperava, altrimenti fino al momento nel quale non fosse stato in grado di parlare i suoi sforzi sarebbero stati vani.

Fallimento dopo fallimento, la sua ansia aumentò. Paura dello sconosciuto e del domani cominciò a farsi strada. Anche la sensazione di abituarsi a farsi i propri bisogni a dosso non era una sensazione piacevole.

Fortunatamente, sua madre non gli mostrava altro che affetto e amore, rendendo i suoi giorni non una totale perdita. Nonostante i suoi preconcetti sulle madri dalla terra, Elina riuscì a farlo sentire amato e protetto. La sensazione non era affatto male.

Il risultato del suo primo giorno fu zero progressi sia nella magia che nel linguaggio. Ma sua madre sembrava un buon genitore e finalmente ebbe modo di sapere il suo nuovo nome: Lith.

Il secondo giorno sconvolse il suo modo di vedere le cose.

Elina, mostrando la forza di una bestia selvatica, decise che era stanca di restare a letto e cominciò ad occuparsi dei suoi lavori giornalieri.

Lith ebbe l’opportunità di vedere la sua figura per intero. Nonostante avesse partorito il giorno precedente, era una bella donna sui vent’anni. Era decisamente ben fatta, con un fisico modellato dal duro lavoro. I suoi capelli lunghi fino alle spalle erano di un bellissimo castano chiaro, con riflessi rossi.

La sola luce delle candele era sufficiente per far si che sembrasse che delle fiamme danzassero tra di loro. “Vedere i capelli di mamma in un giorno estivo assolato deve essere uno spettacolo non da poco.” Pensò.

Forse era perché era ancora un bambino, o forse per il legame madre figlio, ma Lith era profondamente orgoglioso di lei.

Scoprì anche che non usava biancheria intima.

Dopo aver finito di vestirsi, avvolse Lith, rendendogli possibile muoversi. Dopo di che lo mise nella fusciacca, usandola come una culla così che potesse tenerlo facilmente con un braccio solo senza grosse difficoltà.

Uscì fuori dalla piccola stanza da letto e trovò la sua figlia maggiore, Eliza, che armeggiava col camino.

*”Per la Grande Madre, cosa credi di fare Lily? Il sole non è ancora sorto, dovresti essere ancora a letto. Sai bene che non hai il permesso di armeggiare col fuoco.”* Disse sottovoce, cercando di non svegliare il resto della casa.

*”Scusa mamma. Volevo solo farvi una sorpresa. Lasciare che vi svegliaste in una casa calda per la colazione.”* Il suo viso mostrava solo sincera preoccupazione.

*”Non è necessario che ti preoccupi, sciocca ape. Tua madre è una professionista con i bambini.”* Disse Elina aggiustandosi i capelli.

Eliza, con il suo fratello gemello, era la maggiore dei figli. Aveva otto anni, e i suoi capelli biondi con striature nere erano la ragione del suo nomignolo.

Elina la allontanò dal camino e con il semplice movimento di un dito accese il fuoco.

“Infiro!”

“Cielo!” si esaltò Lith. “Ancora una volta ho avuto quella strana sensazione vedendo un nuovo tipo di magia. Quindi non me lo stavo immaginando!”

Elina mandò Eliza ad aprire i portelloni delle finestre per far si che la luce dell’alba potesse entrare mentre lei preparava la colazione.

Elina prese diverse verdure dalla dispensa e iniziò a tagliarle con coltello. Alcune erano familiari per Lith, tipo qualche genere di patata o carote da colori strani. Le altre erano un mistero.

L’idea di fare quel genere di colazione portò Lith quasi alle lacrime. Nella sua vita precedente non aveva mai amato le verdure, le trovava insaporite. Non importa quante ne mangiasse, dopo mezz’ora dal pasto aveva di nuovo fame.

Elina mise tutto in un calderone di rame e con l’aiuto di un gancio lo appese ad una barra di ferro sopra il fuoco.

Quindi con uno schiocco di dita evocò dell’acqua dal nulla, riempiendo il calderone.

Sia Lith che Eliza erano entusiasti, anche se per motivi completamenti diversi.

Per Lith significava speranza. La magia poteva essere evocata senza parole o precisi movimenti delle mani, e questo significava che aveva la possibilità di praticarla anche con il corpo di un bambino.

Per Eliza era una questione di orgoglio. La magia era comune, ma ogni volta che Elina la evocava silenziosamente era come guardare un vero mago al lavoro.

*”Sei fantastica, mamma”* Gli occhi di Eliza erano pieni di ammirazione. *”Sarò mai brava quanto te con la magia?”*

*”Certamente lo sarai, sciocca ape.”* Replico Elina con un sorriso gentile, mentre aggiungeva tra se e se: “Dopo dieci anni di faccende, ogni singolo giorno.”

Dopo un po, tutto il resto della famiglia si svegliò e fecero colazione assieme. La famiglia era composta da Raaz (il padre), Elina, due figlie (Eliza e Tista) e due figli (Orpal e Trion).

Lith poté verificare con triste certezza che non c’era un bagno interno alla casa.

Da quello che aveva potuto notare la casa era composta da una sala grande che serviva da sala da pranzo, cucina e dispensa, con tre porte che conducevano a tre camere da letto e nient’altro.

La colazione fu relativamente tranquilla, così non ebbe difficoltà a imparare le parole per la magia dell’acqua quando suo padre la usò per riempire delle damigiane.

“Jorun.”

Dopo che tutti andarono via per i loro compiti quotidiani, Elina andò con Lith su una sedia a dondolo. Durante la mattinata ebbe il piacere di scoprire che nel nuovo mondo le faccende di casa come lavare i piatti o pulire il pavimento venivano tutti compiuti con l’uso della magia.

Dalla sedia a dondolo, Elina si limitava a muovere il dito indice e il medio mentre recitava la parola “Brezza!” per generare 3 piccole trombe d’aria che guidava in giro per la casa per raccogliere ed eliminare la polvere.

Ogni volta che qualcuno sporcava il pavimento di terra o fango, un movimento del polso e un “Magma!” faceva si che venissero rimandati indietro da dove erano trasportati.

Lith era estasiato a scoprire quanto comune fosse l’uso della magia. Tutti in famiglia, anche i più piccoli, la utilizzavano per rendere le proprie vite più comode.

Quando arrivo l’ora di andare a dormire, Lith non vedeva l’ora di provare un po di incantesimi. Aveva aspettato così a lungo per essere libero di sperimentare.

Elina si addormentò quasi istantaneamente, tuttavia Lith era così impaziente da pensare che avesse dovuto aspettare ore.

Dopo averci pensato per l’intera giornata, aveva deciso che avrebbe provato solo magia dell’aria finché non fosse diventato confidente nelle sue capacità di controllo.

Il fuoco era troppo pericoloso per un novizio, mentre acqua e luce rischiavano di svegliare la madre. Non fu in grado identificare nessuna terra da controllare a causa della scarsa luce nella stanza, ed aveva troppa paura di fare casini con la magia del buio, finché non ne avesse avuto una maggiore comprensione.

Di conseguenza, mosse la sua piccola mano e recitò: “Eaaa.” E non accadde niente.

Lith continuò a provare e a fallire un’ infinità di volte prima di arrendersi. Non aveva idea quanto ci sarebbe voluto per il suo corpo da bambino per crollare dal sonno, perciò smise di disperarsi e cominciò a pensare

La magia era comune, ogni volta che sentiva per la prima volta una parola magica, qualcosa dentro di lui scattava, come se si fosse creata una connessione con l’energia elementale.

Tutte buone notizie, ma ancora non riusciva a capire il motivo per il quale i suoi tentativi stessero tutti fallendo. Ovviamente non aveva mai sperato di succedere al primo tentativo, ma pensava che almeno qualcosa l’avrebbe percepito.

Un generico filo di vento, una scintilla di magia, qualsiasi cosa sarebbe andata bene.

Quindi cominciò a ricordare di quando la guaritrice l’aveva riempito di magia. Non era stata una nuova sensazione, ma non l’aveva mai provata tanto intensamente.

Lith cercò nella propria memoria fino a quando non trovò la risposta. Era la stessa sensazione provata quando aveva iniziato a praticare aikido, mentre imparava le tecniche di respirazione di base.

“Bhe, non ho niente da perdere. Provare non guasta.”

Lith aspirò utilizzando il diaframma, si rilassò, per far in modo che l’energia del mondo potesse entrare.

Poi contrasse il diaframma, trattenendo il respiro così che l’energia del mondo potesse stabilizzarsi all’interno ed infine espirare rilassando l’intero corpo.

Quando era sulla terra aveva sempre pensato che quella sensazione intossicante che aveva provato il primo giorno fosse solo una sorta di effetto placebo.

La sua mente ingenua da ragazzino che si stava auto convincendo che i deboli potessero diventare miracolosamente forti grazie alla sola fede e alla pratica in tutte quelle sciocchezze del Ki/Energia interna.

Ma se invece avesse smesso di sperimentare quella sensazione solo perché l’energia del suo mondo era troppo rarefatta?

Dopo un po di tempo, Lith cominciò a sentire qualcosa intorno al suo corpo, e successivamente l’energia sembrò muoversi e condensarsi dentro il suo plesso solare.

Più continuava a effettuare la tecnica di respirazione, più riusciva a sentire l’energia diventare più stabile.

Nei suoi vecchi videogame il mana era sempre stato blu. Quindi lui cominciò a visualizzare una sfera blu dentro il suo plesso solare.

Dopo un po di tempo, Lith si sentì pieno di potere. Dopo aver trattenuto il respiro per un ultima volta, mosse la sua piccola mano mentre recitava: “Eaaa!”

Il vento generato fu appena sufficiente a spostare i capelli della madre, quando lui stava mirando alla coperta.

Tuttavia non poté fare a meno di sorridere.

“Davvero un grande inizio!”