Supreme Magus - 005 - Danni Collaterali

Dopo essere andato fuori di testa ed avere strillato a sufficienza, Derek alla fine riguadagnò la padronanza di sé e cominciò ad analizzare la situazione attuale.

La prima cosa che colse la sua attenzione era un grosso buco nella tutta spaziale all’altezza del torace. Il contorno del buco era bruciacchiato e c’era una grossa quantità di gelatina viola sia sulla sua tuta sia sul resto dei cadaveri.

In sostanza la gelatina viola era il sangue coagulato degli alieni. Derek si girò per guardare il punto in cui si era svegliato, e notò che c’era una grossa quantità di sangue insieme a quello che era piuttosto sicuro essere qualche genere di interiora spappolate.

“Tutto questo non ha senso.” Pensò. “Tutte le prove puntano al fatto che questo corpo era più morto di Giulio Cesare finché io, in qualche modo, sono finito per possederlo. E per qualche strana ragione, è anche completamente guarito. Questo significa che tutte le religioni sono completamente sbagliate. Fortunatamente non ho mai creduto in nessun abra cadabra, altrimenti in questo momento sarei davvero deluso.”

Quindi Derek procedette ad esaminare il suo nuovo corpo. Aveva 4 braccia, solo 2 gambe ma ogni arto era lungo e scarno. Le gambe avevano l’articolazione invertita, come quelle di un gatto. Sia mani che piedi avevano solo 3 dita ciascuno.

Derek era molto curioso riguardo i suoi tratti facciali ma non c’era nessuna superficie riflettente nelle vicinanze. Quindi cercò di sentire i propri lineamenti con le mani, ma la tuta, venne fuori, che possedeva pure un casco che non limitava i suoi sensi.

L’unica cosa che era in grado di stabilire era la forma del casco, e basandosi su questo la sua nuova testa doveva essere qualcosa di simile ad una pinna dorsale di uno squalo.

Quindi provò a parlare. “Prova, prova, Derek Esposito. Uno, due, tre.” Era in grado di farlo, ma parlava ancora in inglese. In pratica non aveva ereditato né la memoria muscolare né le conoscenze del precedente proprietario.

Derek provò a rimettersi in piedi, ma il baricentro era troppo differente da quello del suo vecchio corpo, quindi fu costretto a rinunciarci e procedere gattonando come un bambino.

Si mise ad esaminare i corpi per comprendere cosa stesse accadendo intorno a lui. Giudicando dalle tute, si trattava di due fazioni in guerra tra di loro.

Una tuta era di color rosso, e l’altra, che Derek indossava, era grigia. Non aveva idea di chi stesse vincendo, ma per lui la cosa non faceva differenza.

A meno che la tuta fosse equipaggiata con un traduttore universale, non era in grado di comunicare. I nemici lo avrebbero ucciso a vista, gli alleati lo avrebbero abbandonato come spazzatura.

“Chi mai vorrebbe un idiota sconnesso, incapace pure di camminare in una situazione di vita o morte? Non sono qua da nemmeno un giorno ed è già come se fossi morto.”

Rifiutando di arrendersi, Derek riuscì a rimettersi in piedi appoggiandosi alla parete e cominciò ad esplorare.

Nel corridoio c’erano molte porte, tuttavia le sue scelte erano dolorosamente limitate, dato che era in grado di attraversare solo quelle già aperte.

Derek non aveva idea di come si aprissero le porte né di come utilizzare il pannello di controllo che aveva visto precedentemente. Aveva provato a premere pulsanti a caso ma non era successo niente.

E stava cominciando ad avere fame.

“Morirò così? Affamato in una maledetta nave spaziale, pianeta alieno o qualunque cosa sia questo posto? Non so neanche cosa mangia questo inutile pezzo di carne. Anche se per caso dovessi finire di fronte ad una montagna di cibo, non avrei modo di sapere di cosa si tratta. E se anche lo sapessi, non saprei come levare questo casco.”

Dopo aver camminato per diverse ore, fame e frustrazione lo stavano portando all’isteria. Derek urlò e scalciò su tutto ciò che si trovava a portata di mano, finché la stanchezza non lo fece addormentare.

Quando si risveglio era tornato di nuovo lucido.

“Questo è un incubo. Non ho alcuna opzione, al punto tale che se anche volessi uccidermi, non saprei come fare.” Cominciò a prendere a testate il muro per tenere la frustrazione sotto controllo.

“Non l’avrei mai detto, ma essere rinato in un’ambientazione fantascientifica e davvero il peggior scenario impossibile. Corpo alieno, costumi alieni, completa assenza di conoscenza della nuova specie. E per rendere il tutto anche peggiore, il tutto qua è talmente high tech che non riesco nemmeno ad aprire una porta. Maledizione, avrebbero potuto taggare ogni singolo bottone e per me sarebbe stato comunque inutile.”

La sua fame stava aumentando e ogni momento che passava diventava sempre più debole. Non avendo tempo da perdere, ricominciò a vagare, questa volta sbattendo ed urlando ad ogni porta incontrata, nella speranza di attirare l’attenzione di qualcuno.

Derek era quasi sul punto di perdere i sensi un’altra volta quando finalmente una porta si aprì.

Lo shock fu tale che perse l’appoggio e cadde per terra. Dall’altra parte c’era una formazione serrata di alieni vestiti in grigio.

Ognuno di loro stava tenendo un qualche genere di bastone metallico come se fosse un fucile. Derek non provò nemmeno a rialzarsi, si limitò a muovere la mano sperando che si trattasse di un segno di pace.

*”Capitano! Quello è Xa’rk! Il fatto che i suoi segnali vitali siano tornati online non era un glitch del sistema, è davvero ancora vivo!”* (Le frasi che iniziano con * sono nel linguaggio alieno che Derek non può comprendere)

La formazione si aprì e un alieno più alto e grosso degli altri si avvicinò. Gli altri soldati non abbassarono mai le loro armi né si rilassarono, aspettando un eventuale ordine d’attacco.

*”Che stai facendo a terra, soldato? E come, in nome di Thrak, sei sopravvissuto all’agguato?”* Chiese il comandante con voce roca.

“Amico, non ho la più pallida idea di quello che hai detto.”

Un alieno vestito di viola si fece avanti e controllò il corpo di Derek. *”Niente signore. Non è una lingua dell’impero. E lo scanner conferma che il buco nella sua tuta è dovuto a un blaster Corelliano. Non ho idea di come abbia fatto ad uscirne illeso. È un miracolo.”*

*”È un problema.”* Il tono del capitano era cupo. Prese un bastone dalle mani di un soldato e dopo aver premuto un bottone questo si trasformo in una spada, la cui lama era fatta di energia pura.

“Bè, sembra che stavolta verro ucciso da una spada laser. È figo, un colpo e sarò trasformato in polvere. Beato me, un’altra morte indolore.”

Quando il capitano conficcò la spade nel suo petto non fece nessun suono. Lo passò da parte a parte, dissanguandolo.

La lama non era un’arma basata su un laser, ma un costrutto di luce, rendendolo non differente da una normale spada.

*”Ascoltatemi soldati. Xa’rk era un bravo soldato e noi lo ricorderemo e piangeremo come tale. Quando e se riuscissimo ad uscire da questa situazione vivi. Ma quella cosa, qualunque cosa fosse, è un rischio che no ci possiamo permettere. Non con il principe Rek’hart in nostra custodia e quei ribelli Corelliani ancora in circolazione. Meglio qualche danno collaterale che una spia tra le nostre fila. Ora chiudete quella porta e ricontrollate il perimetro.”*

Questa volta, la morte fu tutto tranne che indolore per Derek. Sentiva come se il suo petto fosse in fiamme, ma quello che faceva più male non era tanto la ferita ma piuttosto i polmoni.

Derek faticava a respirare. Ogni respiro era più debole e difficile del precedente. Sangue cominciò ad uscirgli dalla bocca, e lui ebbe come la sensazione di annegare.

La sua gola continuava a contrarsi per cercare di aspirare, ma senza successo. Ci volle meno di un minuto perché Derek morisse, ma a lui sembrò durare un’eternità.

Ancora una volta, si ritrovo sommerso dalla luce accecante e tirato verso questa. Come l’ultima volta, sentì tutta la propria rabbia e paura scomparire, ma invece di godersi la sensazione era semplicemente infastidito.

Derek non aveva mai creduto in nessun dio, quindi non credeva nel paradiso e l’inferno.

“L’umanità e sempre stata una specie terribile.” Pensò. “È impossibile definire qualcuno come davvero malvagio. Il più delle volte le persone cattive sono semplicemente persone che non hanno mia avuto una chance di essere qualcosa di diverso se non criminali.

Poi ci cono le persone, come me, che la vita ha spinto e spinto finché non hanno perso il controllo. Per non menzionare psicopatici e sociopatici. Come è possibile che qualcuno che è nato danneggiato venga mandato all’inferno solo perché il suo cervello non funziona?

Quindi ho sempre creduto che se esiste un qualcosa oltre la vita, o è uguale per tutti, o non esiste affatto. La morte si suppone sia l’ultima stazione per lo spirito, buono o cattivo, ricco o povero la destinazione deve essere la stessa.

Invece mi ritrovo in questa sottospecie di reincarnazione a crearmi problemi.

Che proposito dovrebbe avere rinascere se mantengo tutte le mie memorie?

In qualsiasi corpo o pianeta in cui finisca, avrò sempre con mie i miei fardelli, per cui una volta fuori dalla luce, tutto il mio dolore, la mia rabbia e disprezzo per il genere umano mi impedirnno di imparare qualsiasi lezione è supposto che debba imparare!”

All’interno di questo spazio metafisico, ebbe la chiarezza di vedere che gli psicologi avevano ragione solo in parte. Lui sarebbe potuto cambiare se lo avesse voluto, ma a causa delle sue esperienze passate non ne aveva l’intenzione.

Era un perfetto esempio del paradosso del comma 22 (NdT: in poche parole significa circolo vizioso. Se voleste saperne di più googlatelo).

Improvvisamente fu attirato verso il basso e lontano dalla luce.

La sua vista era sfuocata, ma poteva sentire molta confusione attorno a se.

Delle mani giganti lo stavano afferrando mentre lui stava rivedendo dio sa cosa, e a giudicare dallo spiffero sulle natiche, era nudo.

“Non ho idea di che cosa stia accadendo,” pensò “ma scommetto che sono nuovamente con la m***a fino al collo.”

Quando Derek fu di nuovo in grado di vedere, scoprì che le mani non erano giganti, il problema era che lui era molto piccolo. Un neonato, per essere precisi.

*”È vivo! Ce l’ho fatta! Sono riuscita a salvare la vita a vostro figlio!”*

Una più attenta ispezione rivelò che le mani appartenevano a una vecchia che diceva cose sconclusionate. Derek al momento si trovava all’interno di una cesta di legno, circondato da persone vestite di stracci che si sarebbero potuti chiamare vestiti solo se facevano parte di qualche fiera ambientata nel 1000 d.C.

“Maledizione, odio avere sempre ragione!”