Supreme Magus - 004 - Caduta e Ascesa

Era una notte come le altre da quando aveva lasciato il lavoro. Derek vestiva uno dei suoi nuovi completi e vagava per la città, per vedere cosa l’avrebbe ucciso per primo, il cancro o un pazzo a caso. Quando diventava esausto o semplicemente annoiato, prendeva un taxi e rientrava a casa.

Derek stava camminando ad ampie falcate, ebbro dai suoi farmaci quando lo vide. Chris Wainright. Teneva in mano una bottiglia di liquore, mal nascosta da un sacchetto di carta, dalla quale beveva a lunghe sorsate.

Chris stava parlando e ridendo rumorosamente con una ragazza vestita lasciando poco all’immaginazione. Lei aveva in mano uno spinello, dal quale prendeva profonde boccate, finché raggiunsero un accordo sul prezzo e salirono su una macchina.

Era una muscle car con disegni personalizzati. Non la stessa Camaro che usava quando aveva ucciso Carl. Era più grande e più costosa.

In quel momento Derek avrebbe voluto vomitare sangue. Come aveva potuto dimenticare il piccolo bastardo? Aveva il cancro davvero incasinato il suo cervello al punto tale da essere disposto a lasciarsi scappare tale questione in sospeso?

Le gomme slittarono e la macchina partì improvvisamente, a momenti investendo una donna che attraversava la strada. La ragazza vestita succinta abbassò il finestrino per urlare insulti alla donna, ancora immobilizzata dalla paura.

Derek poteva quasi sentire la coppia di idioti ridere. Digrignando i denti, chiamò un taxi e iniziò a pianificare il suo atto finale.

Inizialmente cominciò a indagare Chris sui social network, imparando le sue abitudini e routine. Poi cominciò a pedinarlo, e piazzò un apparecchio GPS sotto la Camaro per essere sempre al corrente della sua posizione. Semplicemente navigando tra gli apparecchi di Chris, potè trovare 50 violazioni del suo accordo sulla parola. Mentre lo seguiva, Derek scattò molte foto di Chris che abusava di alcohol e droghe.

Ma Derek non aveva intenzione di portare queste prove alla polizia. Cosa avrebbe potuto guadagnare da quello? Chris si sarebbe preso un altro schiaffetto sulle mani per poi ricominciare essendo un po’ più cauto.

Derek non aveva il lusso del tempo, né la volontà di fare quello che la così detta giustizia si proponeva.

Meno di una settimana dopo, controllando sulla pagina Bookface di Chris, Derek seppe di un rave dove questo avrebbe partecipato. Derek ricontrollò il suo equipaggiamento e saltò sulla sua nuova macchina, una Chevrolet Impala nera del 1967.

La miglior macchina per andare a caccia di mostri. Il rave era un evento ‘segreto’, di conseguenza si sarebbe svolto in qualche luogo abbandonato.

Derek seguì Chris da vicino, e nel momento in cui furono lontani dalle telecamere del traffico speronò la Camaro dal lato, forzando Chris a fermarsi.

Appena Chris scese dalla macchina, Derek lo mise KO con un taser, e velocemente verificò che la Camaro non avesse altri passeggeri.

Apparentemente era la sua giornata fortunata, Chris era solo. Derek lo perquisì e distrusse ogni apparecchio elettronico che potè trovare, fitbit, smartphone e pure la chiavetta per l’accesso al conto bancario.

Lo legò mani e piedi e gli infilo una palla di gomma in bocca. Poi distrusse il proprio smatphone e il GPS, buttando il tutto al bordo della strada.

Poi spostò Chris nel bagagliaio dell’Impala, e si diresse ad una festa in cui loro due erano gli unici invitati.

Derek si diresse verso un magazzino abbandonato nella vecchia zona industriale. Si era già liberato di lucchetto e catena che tenevano chiusa la grande porta in metallo, per poi rimpiazzarli con i propri.

All’interno del magazzino c’erano solo due sedie, entrambe imbullonate al pavimento, un secchio e diverse cisterne d’acqua.

Derek aprì il bagagliaio per scoprire che Chris aveva recuperato i sensi, così lo stordì nuovamente. Poi lo portò ad una delle sedie e cominciò a legargli braccia e gambe a questa.

Quindi gli tirò una secchiata d’acqua per fargli recuperare i sensi.

“Bentrovato Chris. Il mio nome è Derk Esposito, e tu hai ucciso mio fratello. Dobbiamo parlare.”

Chris cercò di liberarsi dalle corde, e pur apprezzando il suo impegno, Derek lo colpì violentemente all’inguine con un manganello. Il dolore lo paralizzò.

“D’eravamo rimasti? Oh, si. L’ultima volta che ci siamo visti è stato durante il tuo processo farsa. Ti ricordi di me?” Il respiro affannato di Chris si intensificò.

“Bene, andiamo dritti al punto.” Derek tolse due timer digitali fuori dalla macchina e settò il primo a 30 minuti e il secondo a 2 ore, 44 minuti e 16 secondi.

Quindi estrasse una pistola e sparò due colpi in rapida successione al fegato di Chris. Le sue urla vennero attutite dalla palla di gomma, ma i colpi echeggiarono fortemente all’interno del magazzino vuoto.

Derk fece partire simultaneamente entrambi i timer e si avvicino a Chris per controllare l’emorragia. Era denso e nero, un chiaro indicatore di un fegato spappolato.

“Ora, prima che cominci il vero dolore, ho bisogno che tu dia un’occhiata ai due timer, sono molto importanti.” Chris stava piangendo e urlando, quindi Derek fu costretto a tirargli un’altra secchiata d’acqua ed afferrarlo per i capelli per avere la sua attenzione.

“Il primo timer indica quanto tempo ti rimane. Dopo che avrà suonato, anche se qualcuno dovesse miracolosamente buttare giù la porta e soccorrerti, tu saresti comunque morto. Ti rimane solo questo tempo prima che il tuo corpo venga inondato da tossine non filtrate dal fegato, al punto tale che neanche un trapianto potrebbe salvarti. Il secondo invece è una sorpresa. Ci arriveremo al momento opportuno. Per ora, il tuo unico compito e di restare cosciente e di goderti ogni singolo momento di dolore, come ha fatto Carl.”

Il tempo passò, Chris continuava a strillare attraverso la palla di gomma, e presto suonò il primo allarme.

Chris comincio a piangere ancora più forte, qualche volta fermandosi solo perché sopraffatto dal continuo aumento di dolore.

Derek non gli parlò più, continuava solo a camminare avanti e indietro, occasionalmente controllando il secondo timer.

Ogni volta che Chris perdeva i sensi Derek lo investiva con una secchiata d’acqua per forzarlo a restare sveglio, prima di riempire nuovamente il secchio.

Quando anche il secondo timer squillò, Derek infine parlò di nuovo.

“Ho buone e cattive notizie. La cattiva notizia e che prima ho mentito. Ho studiato approfonditamente le ferite al fegato, e con un fegato spappolato in quel modo non avevi speranze fin dall’inizio. Anche se ti avessi sparato di fronte al migliore ospedale d’America, a meno che non avessero un fegato compatibile a portata di mano, saresti comunque morto. Volevo darti una falsa speranza, così come accaduto a mio fratello mentre attendeva aiuto. La buona notizia e che hai sofferto esattamente tanto quanto capitato a Carl. Io posso essere tante cose, inesorabile, vendicativo, bugiardo, un assassino ma sono anche giusto. Quindi le tue sofferenze finiscono ora.”

Derek puntò la pistola alla testa di Chris e sparò due colpi.

Poi la puntò alla sua stessa testa.

“Fratellino, sto arrivando. Aspettami.” E premette il grilletto un’ultima volta.

Mentre il corpo di Derek stava ancora cadendo, la sua coscienza era immersa nella luce e si senti tirare verso il cielo.

Dopo mesi di lutto, una vita intera di miseria e dolore, Derek sentì che i suoi traumi e l’odio stavano scivolando via.

Non aveva mai provato tale benedizione. In questa nuova forma non sentiva alcuna emozione negativa, era in pace col suo passato, senza paura del suo futuro.

Derek si stava godendo un presente il quale sentiva che poteva portare ad una miriade di possibilità, e non c’era né giusto né sbagliato, successo o fallimento. Sarebbe semplicemente esistito, senza obblighi.

La sensazione intossicante durò fino al momento in cui improvvisamente si svegliò, vivo e vegeto.

Tutte le emozioni negative tornate, spingendolo di nuovo nella disperazione. Derek maledì tra se e se mentre cercava di rimettere a fuoco gli occhi. Forse era a causa del colpo in testa, ma la sua vista era sfuocata.

“Un piano così perfetto. Qualche idiota deve avermi soccorso e in qualche modo son sopravvissuto al viaggio in ospedale. Sono ancora vivo. Ho ancora il cancro. Sono ancora solo.” Ma quando riuscì finalmente a mettere gli occhi a fuoco, questi furono fortemente in disaccordo col suo ragionamento.

Derek si trovava in un enorme corridoio d’acciaio circondato da cadaveri. Cadaveri di alieni per essere precisi. Tutti quanti indossavano un qualche genere di armatura, rassomigliante a una sorta di fantascientifica tuta spaziale.

“Dove c***o sono finito? Cosa diavolo significa tutto questo?” Urlò mentre cercava di rimettersi in piedi, solo per poi ricadere sul pavimento.

Cadde proteggendosi con le mani, e solo allora si accorse che pure lui stava indossando un tuta spaziale, e che le sue mani, tutte e quattro, avevano tre dita ognuna.

“COSA! DIAVOLO! C***O! STA! SUCCEDENDO!?”