Supreme Magus - 002 - Prologo 2

I soprusi terminarono, ma la sua vita sociale non smise di essere miserabile. Come poteva fare amicizia con una vita privata così vergognosa?

Doveva costantemente nascondere i lividi con le maniche lunghe ed aveva finito le scuse il mese prima per la serie di occhi neri. I suoi compagni e professori semplicemente fingevano di non sapere e lui fingeva di credere di essere un buon bugiardo.

Era doloroso, ma sostenibile. Aveva ancora suo fratello minore con cui condividere il dolore. Carl era tutto ciò che aveva, la sua famiglia, il suo amico e confidente. Era tutto il suo mondo.

Con l’età cominciò ad avere cotte per le ragazze della sua scuola, e quei sentimenti non erano facilmente sopprimibili. Ancora una volta si sentiva indifeso.

Non poteva parlare con nessuno del suo problema, né permettere che qualcuno gli si avvicinasse, altrimenti doveva trovare una scusa per non avere la possibilità di portare alcuno a casa. Men che meno ragazze che gli piacevano.

Derek era tormentato da pensieri crudeli, spesso chiedendo al cielo come mai ciò che gli altri davano per scontato a lui era precluso.

Alimentata dalla tempesta ormonale, la rabbia di Derek cresceva esponenzialmente. Cominciò ad avere problemi a dormire, pensando a quelle sdolcinate coppie la fuori.

Derek sapeva di essere differente da loro. Il suo difetto determinante non era essere timido o avere un brutto caso di acne. Il suo problema non poteva essere curato da nessun dottore, perché aveva un nome ed un cognome. Ezio Esposito, quel sacco di spazzatura di padre.

Derek cominciò a creare piani per liberarsi di lui, prendendo anche in considerazione di ucciderlo. La notte creava elaborati e meticolosi piani che spesso prevedevano prolungate torture, facendo soffrire Ezio come capitato a Derek per tutti quegli anni.

Ma quando arrivava la mattina, spesso realizzava di quanto fossero stupidi. Più deliri che altro.

A Derek mancavano i mezzi e la spietatezza necessari per eliminare Ezio. Non importa quanto lo odiasse, Ezio era comunque suo padre e lui solo un teenager arrabbiato.

Uccidere Ezio? Certo. E dopo cosa? Vivere una vita piena di rimorsi? Scappare via da casa per evitare di essere arrestato? E con quali soldi?

Uccidere Ezio significava abbandonare Carl per sempre, e distruggere ogni possibilità di essere felice in futuro.

Quindi, ogni mattina Derek ingoiava i suoi piani con il porridge e andava avanti. Il suo unico prospetto era quello di lavorare come un pazzo, prendersi un diploma e levarsi dai piedi il più in fretta possibile.

Il tempo passò, e in un attimo era l’ultima estate prima del primo anno di superiori di Derek. Nonostante il caldo, il cuore di Derek era freddo come il ghiaccio.

Cresceva a vista d’occhio. Questo combinato con le arti marziali e gli esercizi quotidiani gli davano un aspetto minaccioso.

Ezio ne era cosciente ed essendo un codardo cominciò ad evitare di picchiare Derek il più possibile facendo di Carl l’obiettivo preferito.

Derek aveva provato a difendere il fratello, ma l’unico risultato era stato che Ezio era andato al locale spaccio militare dove aveva comprato un manganello per picchiarlo, invece di usare le mani nude.

Salvò Carl da essere picchiato con quello implorando e piangendo, ma solo perché il caos aveva allarmato i vicini.

E quindi, ogni volta che Ezio andava in escandescenza, Derek poteva solo restare a guardare mentre suo fratello veniva malmenato di volta in volta.

Una mattina Ezio ricevette la sua prima grossa commissione da anni. Quindi indossò il suo abito migliore nonostante il caldo e fece preparare a Derek la sua ventiquattrore e il laptop.

Ezio era davvero di fretta, non poteva lasciare che i suoi competitor gli fregassero questa opportunità. Poteva essere il lavoro che gli cambiava la carriera.

Derek si affrettò verso la porta dove Ezio era in attesa, e lo aiutò a sistemare la custodia del laptop.

Ezio corse verso l’ascensore, schiacciando il bottone come un folle ma la luce restava rossa.

Maledicendo i suoi dannati condòmini, l’amministratore e la fortuna stessa, cominciò ad affrettarsi giù per le scale.

E fu allora che Derek lo notò. Girando la testa per seguire suo padre che passava, vide che la luce faceva uno strano riflesso sul pavimento.

Ezio lo aveva appena superato quando si rese conto che si occupava delle pulizie aveva appena lavato il pavimento ma dimenticato di mettere il cartello per avvertire del pavimento bagnato.

Accadde in un istante. Ezio fece una lungo passo, tutto il suo peso in avanti e il piede scivolò.

Derek avrebbe potuto avvertirlo, avrebbe potuto allungare una mano per prevenire la caduta. Tuttavia decise di restare fermo a guardare.

Ezio cadde dalle scale, rimbalzò nel pianerottolo e continuò a rotolare nella rampa succissessiva fino a schiantarsi in fondo. Il suo corpo era a pezzi, tutti gli arti piegati in angoli innaturali.

Come ogni teenager Derek aveva lo smartphone a portata di mano, quindi cominciò a fare foto per provare che il pavimento fosse bagnato e che mancasse il cartello per segnalarlo.

Nella sua mente stava già pianificando di assumere il miglior avvocato possibile e fare causa all’impresa di gestione dell’edificio responsabile del suo condominio.

Solo allora scese cautamente le scale per verificare la morte di Ezio. Lui era là, incapace di proferire qualsiasi suono, sia per lamentarsi che per chiedere aiuto, ma i suoi occhi erano fissati su Derek, imploranti aiuto.

Derek gli rispose con un sorriso crudele e disse: “Veramente credi che io sia così stupido da non aver imparato niente da te? Come più volte mi hai insegnato, non delegare mai. Se vuoi qualcosa fatta bene, fattela da solo. Il tuo telefono e nella tasca, tiralo fuori e chiama il 911. Io sono solo una delusione di figlio, non voglio incasinare le cose per te, papà.”

Gli occhi di Ezio erano pieni di shock ed odio, ma durò solo un momento. La testa cadde inerte, gli occhi vuoti.

Una risata lottava per venire fuori, ma Derek si sforzò per reprimerla. Invece si mise ad urlare in cerca d’aiuto assumendo la migliore espressione di terrore di cui era capace.

Come sempre sua madre era troppo ossessionata con i suoi problemi, il suo dolore, i suoi sentimenti per preoccuparsi di cercare un avvocato, lasciando il tutto nelle mani di Derek, dato che Ezio non c’era più.

Tre piccioni con una fava. Dopo un’attenta ricerca contattò il miglior avvocato senza scrupoli che si potesse permettere, cosi che il cliente fosse Derek e non sua madre.

Gli disse tutto riguardo l’incidente al padre, gli abusi, e la necessità che i soldi venissero divisi in tre, madre e figli.

Sia Derek che Carl furono fermi sul quel punto, volevano anche che l’avvocato iniziasse il processo per la loro emancipazione. Con i soldi del compenso e quelli dell’eredità avevano soldi per essere autosufficienti finché Derek non fosse in grado di provvedere per entrambi.

Quello che seguì fu il periodo più felice della loro vita. Prima ottennero l’eredità e poco dopo ottennero l’emancipazione abbandonando l’appartamento di loro madre.

Nemmeno un mese dopo ottennero un generoso risarcimento dall’amministratore dell’edificio. Lo usarono per sistemarsi e fare adeguati piani per il futuro.

Durante gli anni successivi i bulli non furono un problema. Sia Derek che Carl erano artisti marziali e si guardavano le spalle a vicenda. Finalmente potevano sperimentare cosa significa avere amici e fidanzate, il loro incubo domestico finalmente finito.

Tuttavia soffrirono diverse delusioni, dato che molti di quei cosiddetti amici si rivelarono solo persone che si volevano approfittare della loro casa ‘senza genitori’ per fare feste.

Ebbero pure problemi a capire cosa essere un normale teenager significasse. Quando i loro coetanei sembrava che volessero divertirsi e saltare le classi, loro erano concentrati nello studio e nel economizzare il più possibile.

Durante le vacanze e le feste entrambi facevano lavori part-time per rallentare l’alleggerimento del loro conto in banca. Non erano poveri, ma nemmeno ricchi.

Erano consci di dover salvare fino l’ultima moneta, in caso giornate piovose si riabbattessero su di loro. Ma tutto sommato avevano una buona vita.

Derek ottenne il diploma e una laurea triennale in chimica, presto seguita in un master in biochimica. Anche Carl stava facendo bene, ottenendo una laurea in ingegneria, pronto per il master e aveva pure una fidanzata.

Nonostante fosse felice per il suo fratello minore, c’era un rammarico nella vita di Derek. Tra i due lui era il più socialmente inetto, e non riuscì mai ad avere una relazione stabile, nemmeno al college.

Non aveva problemi a parlare con le ragazze, il problema risiedeva nel fatto che era troppo selettivo e nella sua inabilità a fidarsi. Ebbe molte cotte, ma non si innamorò mai.

Inizialmente diede la responsabilità alla cattiva fortuna, trovando sempre ragazze superficiali o idiote. Dopo aver trovato più di una ragazza a posto cominciò a dare la responsabilità al suo oscuro passato.

Ma vedendo la felice relazione di Carl non potè che prendersi le proprie responsabilità. Nonostante Carl avesse sofferto più o meno lo stesso, lui divento molto più forte e puro di Derek.

Derek aveva troppa paura di rimanere nuovamente ferito e non lasciò che nessuna relazione crescesse oltre un certo livello, e quello era un nemico che non era in grado di battere.

Accettò il primo lavoro pagato che trovò, lavorando nel turno notturno nel reparto di ricerca e sviluppo di una grossa azienda chimica.

Carl gli aveva confidato che aveva intenzione di proporsi alla fidanzata appena ottenuto il master. Quindi Derek aveva bisogno di molti soldi perché aveva solo due anni a disposizione per risparmiare abbastanza da assicurare al fratellino un matrimonio decente.

A Derek non piaceva il suo attuale lavoro, ma era un modo per iniziare la sua carriera e riempire il curriculum. Veniva anche pagato bene, e alla fine si convinse di utilizzare l’assicurazione della compagnia per cercare aiuto psicologico.

Sapeva di avere problemi ed era pronto a lavorare per superarli. Consultò diversi dottori prima di trovare qualcuno che fosse in grado di lavorare con lui, e dopo alcuni mesi sentì che stava cominciando a fare qualche vero progresso.

Ma, tuttavia, quella felicità era destinata a non durare.