Supreme Magus - 001 - Prologo

Non importa che tu sia un pessimista o un ottimista, la vita di Derek non era ne buona ne cattiva. Si trattava di una mediocre e insignificante esistenza.

Suo padre era bipolare e violento, capace di scomparire in camera sua per giornate durante la fase di depressione. Si svegliava solo per mangiare, usare il bagno e per l’occasionale rabbiosa fase “rendiamo la tua vita miserabile”.

Durante la fase euforica lavorava come un pazzo, ma non avendo nessun talento come imprenditore ne come scalatore sociale, era incapace sia di avere successo che di stabilire le giuste connessioni.

Nel suo stato naturale, quando decideva di prendere le medicine, era solo un teledipendente che si attivava solo per andare a lavorare per evitare le critiche e il disprezzo dei vicini e dei suoi amici.

Qualunque fossero le sue condizioni mediche, era sempre l’esempio perfetto di un padre violento.

I suoi figli erano sempre una disgrazia ai suoi occhi.

Non studiavano mai abbastanza, ne erano sufficientemente educati, né mostravano il giusto rispetto.

Ed era sempre la a ricordargli quanto erano in torto.

Urlava loro contro ad ogni minimo errore, ricordandogli costantemente che erano solo dei parassiti che aprofittavano del suo lavoro.

E quando le parole nn erano sufficienti o fallilivano a raggiungere le sue aspettative con i loro voto o compiti, non esisteva miglior insegnante della sua cinghia.

Quindi, Derek e Carl, dovettero imparare in fretta come difendersi da soli, dato che la loro assente madre dimenticò di loro subito dopo averli dati alla luce, dedicando la sua vita in ricerca di pace e quiete, restando più lontano possibile dalle bezze di suo marito.

Derek era il più grande di due anni, e cercava disperatamente di prendersi cura del fratello minore, ma senza successo.

Crescettero guardando e leggendo storie riguardo eroi che proteggevano i deboli e perseguivano la giustizia. Ma nessun eroe era mai apparso a salvarli.

Ogni settimana erano costretti ad andare in chiesa ad adorare un non precisato dio e suo figlio, salvatore di tutta l’umanità. Ma non importa quanto loro pregassero e quanto buoni fossero, nessun miracolo avvenne.

Quindi smisero in credere in eroi, ed invece di perder tempo con preghiere si adeguarono.

La scuola era l’unica oasi, ma quello restò vero solo fino il 6 grado.

I loro abiti poveri e disposizione cupa gli rese il più facile dei bersagli. Erano così abituati ad essere bistrattati ed insultati che non si prendevano nemmeno più cura di difendersi.

Per un pò di tempo, Derek considerò quello il peggior memento della sua miserabile vita. Dopo un mese non riuscì più a resistere agli abusi, quindi si impegno per migliorare le cose.

Denunciò il comportamento violento del padre con una mail anonima, ma gli assistenti sociali, essendo oberati di lavoro e con poco personale, fecero una breve visita e non tornarono più.

Allora provò a fermare il bullismo dei compagni riferendolo ad una professoressa, che da parte sua se ne lavò le mani scaricando la responsabilità al preside. Il quale non volendo invischiarsi in quello che riteneva scherzi tra ragazzini, chiamò i genitori di Derek per informarli del problema, nella speranza che lasciassero perdere la cosa. E alla fine il suo desiderio fu ascoltato.

Derek, invece, si beccò una ripassata extra per non essere uomo abbastanza da affrontarte da solo i propri problemi.

“Sei davvero cosi stupido da non aver imparato niente da me? Non delegare mai, Se vuoi qualcosa fatto bene fattelo da solo!”

Derek non si era mai sentito così disperato e indifeso, così quella notte pianse fino ad addormentarsi esausto. Quella fu l’ultima goccia.

Il girno successivo si sentiva differente, lucido come mai prima. Non era più tempo per disperarsi, aveva bisogno di un piano.

Richiese anni per rendersi conto che qualcosa dentro di lui era morto. Non era più in grado di fidarsi di alcuno, di sperare né di sviluppare alcun senso di appartenenza. Era circondato da nemici, e per sopravvivere era necessario che combattesse.

Quindi, Derek chiese a suo padre di iscriverlo ad un dojo per imparare le arti marziali, e sorprendetemente non ebbe bisogno di implorare o chiedere due volte. Il suo vecchio era compiaciuto che il suo patetico e magro marmocchio fosse finalmente interessato nel diventare un uomo. La sua sola condizione fu che Derek non poteva lasciare il dojo per almeno un anno, oppure sarebbe toccato a lui pagare la retta.

Non solo Derek cominciò a praticare aikido quasi quotidianamente, si alzava pure due ore prima la mattina ogni singolo giorno per accrescere i suoi muscoli facendo flessioni, squat, addominali e per correre finché il fiato glielo permetteva.

In pochi mesi era in grado di fare ogni giorno 100 ripetizioni di flessioni, squat, addominali e di correre almeno 10 km prima di andare a scuola.

L’aikido presto si rivelò la perfetta soluzione per la sua situazione. A bassi livelli si concentrava in autodifesa, ma c’era ampio spazio per attacco e giocare sporco.

Praticando arti marziali, scoprì finalmente qualcosa in cui era dotato. Non era particolarmente agile, né veloce nell’apprendimento. La sua coordinazione occhio-mano era al più nella media. Il suo talento invece risiedeva nell’abilità di individuare il miglior momento per colpire un punto debole durante una parata o manovra difensiva.

Anche quando il maestro stava insegnando la spada o l’arte del tanto, Derek era in grado di imparare le mosse letali a prima occhiata, alcune volte anche prima che il maestro completasse la dimostrazione pratica.

Fu un’eccitante e contemporaneamente deludente scoperta dato che il suo unico talento non aveva alcuna applicazione pratica. Anche se l’aikido era uno sport con tornei anziché una propria disciplina, colpire l’inguine, gli occhi o la trachea era universalmente proibito.

Per mesi Derek continuò ad allenarsi duramente mantenendo un basso profilo a scuola, pianificando la sua prossima mossa.

Alla fine del primo semestre, Derek smise di nascondersi dai suoi aguzzini e cominciò a rispondere a tono ad ogni singolo insulto ricevuto, usando le più acute e dure risposte che era riuscito a trovare in rete. Derek prestò particolare attenzione a non andare mai in bagno o a restare solo troppo a lungo, sempre tenendo un testimone adulto nelle vicinaze.

Non ci volle nemmeno un giorno affinché i suoi nemici fossero furiosi ed oltraggiati. Solo quando le vene del collo sembrava che stessero per esplodere, gettò la sua esca.

“Ne ho abbastanza della tue st*****te, c******e. Vediamoci tra un ora dietro la drogheria tra la Lincoln e la 3rd. O hai troppa paura?”

“Visto che cerchi guai, sono pronto a realizzare il tuo desiderio, s*****o! Ci saremo solo tu e noi tre, ok?”

Derek assentì senza credergli minimamente. E a ragione.

Quando entrarono nella via avevano portato con se altre due persone.

Derek li aspettava, appoggiato al muro alla fine del vicolo ceco.

“Eccovi qua. Cominciavo a pensare che non sareste venuti.”

Loro cominciarono a ridere. “Scusa per il ritardo, Spero nn ti dispiaccia che abbiamo invitato qualche amico alla festa.”

Derek scosse le spalle con un sorriso da orecchio ad orecchio.

“Nessun problema. Non importa quanta sia, spazzatura e comunque spazzatura. Ho scelto questo vicolo perche è attrezzato con sufficienti cestini da accomodare sia te che i tuoi amici.”

L’ultima frase dovette fare effetto visto che caricarono verso di lui furiosi.

“Colpiamolo tutti insieme, non lasciamo che scappi! Mostriamoli chi è la vera spazzatura.”

E così, caddero nella sua trappola. Derek aveva preparato il terreno, e scelto il posto migliore dove combattere. Un vicolo ceco per non farli scappare, la fine del vicolo in maniera che non notassero il cavo teso a causa della scarsa luce.

I primi due caddero pesantemente sul cemento, e quelli dietro erano cosi preoccupati di non cadergli sopra che non videro il tubo di ferro arrivare.

Loro erano arrivati con i numeri, Derek armato fino ai denti. Usando il tubo come una spada li colpì rispettivamente sulla testa, sul lato del ginocchio e all’inguine. Solo allora spostò la sua attenzione sui due che cercavano di rimettersi in piedi.

Mentre loro si lamentavano e piagniucolavano nel pavimento, usò un piccolo coltello per tagliare il cavo, quindi ricomincio a colpirli ancora e ancora, concentrandosi particolarmente nelle parti basse.

Dentro di se era conscio che ciò che faceva era sbagliato, ma in quel momento non poteva fregargliene di meno. Se il mondo era stato costruito per essere ingiusto, l’unico modo di sopravvivere era di renderlo ingiusto a suo vantaggio.

Quindi prese il taser che aveva rubato al padre e lo usò fino a renderli inconsci. Quindi gli spogliò e fotografò ogni uno di loro e li riprese dopo averli disposti in posizione equivoche. Infine li svegliò con un secchio di acqua fredda e chiuse l’accordo.

“Spiacente di rovinare il vostro momento “Brokeback Mountain” ragazze, ma ho bisogno della vostra attenzione per un minuto.”

Dopo essersi svegliati, i bulli avevano un tale dolore che no si erano ancora resi conto di essere nudi ed abbracciati l’uno all’altro. Rispondere a Derek mentre aveva ancora il tubo in mano era fuori questione, perciò rimasero in silenzio ad ascoltare.

“Vi ho fatto un bel book fotografico, ed anche un piccolo filmino, poi l’ho caricato sul computer e sul cloud. E sarebbe terribile se qualcuno, che ne so, come me per esempio, decidesse di uplodarlo nel più grande sito di hosting di immagini. Sapete come si dice, internet non dimentica.”

I bulli cominciarono a piagniucolare e a implorare.

“Immaginate quanto sarebbe terribile! Ogni volta che qualcuno Boogla il vostro nome, che sia vostra nonna, la vostra ragazza oppure il college nel quale sperate di iscrivervi, la prima cosa che apparirebbe sarebbero quelle foto!”

“Amico, ti prego!””Per favore, nemmeno ti conosco. Stavo solo facendo un favore ad un amico.””Era solo uno scherzo, ti prego perdonami!”

Il coro di suppliche gli diede i brividi. Derek aveva voglia di vomitare di fronte alla loro ipocrisia.

“Non mi interessano le vostre scuse patetiche! Da oggi in poi mi lasciate in pace. E pregate che non mi accada niente, perche il cloud è settato in maniera tale che se non inserisco la password ogni giorno le carica automaticamente dappertutto.”

Senza aspettare una risposta, si girò e andò via.

“Quasi dimanticavo. Ho buttato i vostri abiti nei vari cassonetti. Non ricordo quale è di chi. Se non volete tornare a casa come mamma vi ha fatti, meglio che cominciate a cercare. Addio, b******i!”

Derek rientrò a casa euforico, quasi canticchiando. Non si era mai sentito cosi fiero di se e aveva la totale, ingiustificata, confidenza che non avrebbe pensato mai più a quei b******i